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Corpo di donna

Pubblicato: febbraio 16, 2014 in Uncategorized
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Daydream awaits

Perché tanto interesse al nudo femminile? Questa è una delle domande che mi sento rivolgere più spesso, uno dei motivi – la scelta del soggetto – che mi è costata decine di blocchi e censure su facebook. Io rispondo con un’altra domanda: ti sei mai guardato/a intorno? E’ tutto riassunto lì il discorso. Siamo circondati da pornografia mascherata (spesso nemmeno molto) ma sembra che non ci sia fastidio nell’esserne costantemente fruitori passivi. Il discorso cambia – evidentemente – in ambito artistico.

Una velina nuda va sulle riviste, un quadro di nudo viene censurato

Il succo è questo. E’ un po’ l’equivalente di esser “tacciati” di strumentalizzare il corpo femminile (per mia gioia ancora non mi è accaduto) quando, in realtà l’intento è quello di porre agli occhi – bellezza a parte – la realtà del mondo che ci circonda. Il nudo è tra i pilastri della pittura ma ultimamente sembra un discorso incomprensibile.
Sono dell’idea che sia fondamentale – per chi ricorra alle arti visive – cercare di rappresentare la contemporaneità e, non vogliatemene, quella che vedo è basata proprio sulla volgarità.
Ecco quindi perché ritengo sia un frangente da non ignorare, non tanto per l’erotismo in sé quanto per il numero di domande che dovrebbe porre. Certo un’immagine forte attira prima di tutto lo sguardo ma – del resto è lo scopo – non è forse questo lo scopo di un lavoro visivo? Il punto sarebbe il far sì che – una volta attirata l’attenzione – si riuscisse nell’intento di far porre all’osservatore qualche domanda ma.. temo questa sia un’altra storia.

Il corpo non è solo la parte più superficiale di una persona – beh ok, fisicamente lo è – ma è anche quello strumento che permette agli altri di vederci e ricordarsi chi siamo (sfido chiunque ad incontrare un conoscente e riconoscerlo per il nome che ha quando – non negatelo – nemmeno lo si ricorda). L’astrattista proverà a dipingere l’anima – ed è un discorso senz’altro intrigante – ma non è l’anima ciò che ci arriva di fronte stampato in bella mostra su riviste, giornali, cartelloni pubblicitari, tv, negozi e chi più ne ha più n metta. Sarebbe bello, sarebbe molto zen ma la realtà pratica è un’altra. Ecco quindi perché la mia attenzione finisce spesso lì e nello specifico sul corpo femminile. Con buona pace delle femministe più accanite il fatto è che la pubblicità è donna (esistono milioni di tesi a riguardo, non lo dico io) e la pubblicità è la prima forma d’arte (passatemi il termine) del presente.

Quindi guardate, ammirate anche ma.. ponetevi qualche domanda – poniamocene spesso – quando ci soffermiamo su qualcosa. Male non fa e, magari, si inizierebbe a censurare cose più dannose che un messaggio dipinto tra le linee di una donna.

 

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Cogito ergo.. Bum!

Pubblicato: febbraio 12, 2014 in Uncategorized
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Guarda la tv, accendi il pc, vai a lavoro. Paga le tasse e vai in vacanza, possibilmente in bassa stagione. Assicura la macchina e la casa, ascolta la radio. Ricordati di leggere il giornale quando sei ancora a corto di caffeina e con il cervello in stand-by. Assimila tutto, fallo ogni volta che vuoi senza porti domande. Mangia leggero e fai colazione da Mc Donald.
Ricordati che sei una persona libera ma delega sempre qualcuno a prendere per te le decisioni basilari della giornata. Accendi un mutuo a tasso variabile, non preoccuparti della crisi. Compra sempre l’ultimo modello di iPhone, non si sa altrimenti per quanto potrai godere degli aggiornamenti e delle applicazioni gratis.

Non dire alla tua compagna che la ami, non a voce: mandale un sms. Pubblica su facebook tutte le tue foto, possibilmente taggando gli amici e con una bella faccina sorridente a chiudere il tutto. Sappi che su Mediaset Premium dal 2015 al 2018 la champions sarà in esclusiva. Vai in chiesa ma non leggere la Bibbia, lascia che te la racconti il prete. Non parlare in pubblico di cose serie, potrebbero ritenerti una persona superficiale. Vai a letto presto ma bevi responsabilmente. Scommetti alla Snai la mattina e gioca prima di addormentarti a poker in rete; il lotto è sempre disponibile dopotutto in tabaccheria.

Abbonati ad un mensile di benessere, vai in palestra e resta abbronzato tutto l’anno: le donne di strada apprezzano chi si tiene in forma. Depilati. Segui la maggioranza ed evita di appesantirti il cervello con dubbi inutili. Sorridi il meno possibile in privato, mantieni l’originalità in pubblico. Usa sempre citazioni famose, non scervellarti a buttare giù qualcosa di tuo. Se puoi non pensare, potresti passare per eversivo. Non opporti alla pubblicità, assecondala. Un bel culo ha sempre ragione e lo sai anche tu. Comprati un tablet ma stai lontano dalle biblioteche. Connettiti wireless, saluta gli amici via web. Non pensarci troppo. Non pensare.

Non pensare.

Bum.

Quelle foto che non trovo più

Pubblicato: febbraio 11, 2014 in Uncategorized
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Ultimamente provo una discreta insofferenza verso le foto patinate che inondano quotidianamente qualsiasi genere di media: da internet alla televisione passando per i manifesti od i trailer cinematografici. Non riesco a capire che cosa ci si di bello nel totale annullamento dell’imperfezione, nel surclassare il realismo in cambio di una sterile campionatura di microscopici pezzetti di carne ormai ignari di quello che avrebbe dovuto essere il proprio posto.

A me piacciono le foto sbagliate, quelle un po’ mosse con la messa a fuoco tarata così sul momento. Quelle immagini che parlano di un momento vero che difficilmente ritornerà uguale a come è stato. Amo quelle sbiadite un po’ rovinate dal tempo. Mi fanno morire ogni volta che mi capita di vederne in giro per ogni dove. Forse è una sorta di malattia, un qualcosa da cui dipendo sotto il profilo estetico ed emotivo. Forse, ma non me ne può importare di meno.

Provo una qualche forma di compassione per chi si nasconde dietro quegli effetti bellissimi ed articolati, chi crede che siano quelli gli scatti che li rappresentino al meglio. Che riescano a pensare di essere davvero così. Oddio la finzione può essere sul serio il ritratto di qualcuno ma.. questa è un’altra cosa. E’ maledettamente triste eppure più comune di qualsiasi altro comportamento standardizzato. Una moda delle immagini fotografiche, da sbandierare una identica all’altra ma con nomi diversi.

Io sono unica, lo vedi?
Sono la dea della notte.
Sono sola e vestita di niente,
ma con le mie amiche.
Nessuno mi capisce
ma le amike perfette sono bellissime.
Sono perfetto da sotto il mio ciuffo
guardandoti dal basso verso l’alto.
Emotivo statico depresso bellissimo
ma devo farlo vedere a tutti.
Nessuno capisce nessuno
ma tutti, qui, guardano me.

Che ci credano sul serio i ragazzini, avranno il tempo di crescere più avanti. Che ci credano le vecchiette addobbate come una strobo da discoteca all’età di quasi due terzi di secolo. Che ci credano tutti, viva le foto banali che si fanno con i cellulari davanti allo specchio. Facciamo vedere sui social media quanto siamo tutti diversi.

Che amarezza.

Iniziamo da qui

Pubblicato: febbraio 5, 2014 in Uncategorized
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Stiamo andando alla deriva col benestare di tutti, o quasi; ci stanno togliendo l’aria dai polmoni giurandoci un futuro. La libertà di comunicazione è morta tempo fa e sul web l’unica via d’espressione “libera” – si spera – sono rimasti i blog. Ed eccomi a crearne uno.

Sono sempre stato scettico a riguardo, ho sempre avuto una certa diffidenza verso questo tipo di comunicazione “uno a molti” ma, al momento non trovo altre strade. Mi occupo di arte e comunicazione da oltre dieci anni e, anche per questo, ho perso completamente fiducia in ogni tipo di media: non so come andrà a finire ma.. come si suol dire “da qualche parte bisogna incominciare”.

Questo primo appunto vuole essere per me un piccolo promemoria, qualcosa da tenermi stretto nei giorni a venire, quell’idea secondo la quale nel preciso momento in cui si ha qualcosa da dire è bene farlo senza starci troppo a pensare. La giro anche a voi in caso possa tornarvi utile, stimolare qualche sinapsi ad interagire nello smuovere questo piattume nel quale ci stiamo auto-confinando a vivere per il resto dei giorni. Ecco fatto.

Iniziamo, inizio, da qui

think now

ink on a4 paper
Filippo Vassallo 2013