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Please, like.

Pubblicato: febbraio 15, 2014 in Uncategorized
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Sono uno di quelli che pensa come mangia, piuttosto rapidamente ed in modo semplice; una cosa normale senza troppi alti e bassi. Mi piace darmi da fare in cose che mi diano una gratifica, qualcosa che mi ripaghi del tempo impiegato e dell’energia spesa per farlo: presumo che – chi più chi meno – tutti la pensiamo uguale su questo punto. Un passo indietro.
Gratificazione, questo era il termine, che cosa me la da? Il rendermi conto che ad altri – fosse anche uno solo – piaccia sinceramente quello che faccio. Non mi interessano i numeri, gli scambi di “like” classici di facebook o roba simile. Mi piace che, nel momento in cui vado a vedere il mio piccolo angolo di memoria nel web, possa vedere chi si sia effettivamente interessato al mio lavoro e – magari – per quale ragione questo sia accaduto.

Prendo l’esempio di facebook in quanto mediamente un utente su due ha una pagina (me compreso). Parlando di numeri – cosa che mi interessa relativamente poco – la mia ha superato da tempo il tetto, per me assurdo, di 2.000 fatidici “Mi piace”. Non sono pochi, certo non sono milioni. Sono il risultato del mio semplice caricare disegni e scritti, niente i più. Ogni giorno ne trovo qualcuno in più od in meno, è un classico. Poi mi chiedo il perché. Circa tre – a volte sette – volte al giorno mi arrivano richieste di cliccare un bel mi piace allo spazio di qualcuno. Cambiano sempre i nomi. Io vado a vedere, a volte lo metto (perché mi emoziono di ciò che trovo) ed altre no (se non accade). Per me è una cosa semplice, non metto manifesti se la mia scelta sia l’una o l’altra così come non vado a chiedere a nessuno se clicca un Mi piace giusto per aumentare i valori della mia pagina.

Eppure questo scambio di “click” è il regime dei social, un po’ come quello del parlamento italiano. Visto che pubblico (sul sito, facebook o dove capita di volta in volta) solo cose che faccio – in quanto amo farle e non perché presumo possano piacere ad altri – voglio che chi mi segua lo faccia perché ha ritrovato un pezzetto di sé, un’emozione o che-so-io in ciò che ha visto. Nient’altro, è questo che mi interessa, che mi stimola ad andare avanti fosse anche per una singola persona (che secondo me è già più di quanto si dovrebbe sperare). Non riesco quindi a capire per quale ragione queste migliaia – forse milioni – di cervelli siano così interessati ai numeri in sé. A chiedere uno sterile click anche dato per semplice esasperazione. Numeri. Cose senza valore andando a vedere visto che, fino a prova contraria, non si tratta certo di euro in più sul valore di un’opera. Così finisce tutte le volte che do una risposta alquanto diretta:

Please, stop.

E perdo qualche numero a mia volta. E’ la ragione però, quel motivo tanto stupido quanto superficiale, ad infastidirmi oltre ogni limite: quando ami qualcosa credo succeda, lo spero almeno. E poi solo una frase, due semplici parole a frullarmi nella testa a rotazione come un caleidoscopio andato in pezzi. Please, stop. Please stop.

Please.