Archivio per marzo, 2014

Momenti

Pubblicato: marzo 20, 2014 in Arte
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Mein Red

 

Molti, da ragazzi, avevano quel pizzico di sana incoscienza di prendere e saltare la scuola; sana perché – giusta o sbagliata che sia – è una scelta fatta per uscire da uno dei primi schemi che impariamo per fare qualcosa di diverso: altro. Ero tra quelli, non posso negarlo (e dubito che avreste pensato comunque il contrario). Perché di questa premessa? Semplicemente per il fatto di credere fortemente che – di tanto in tanto – alcune esperienze vadano ripetute a prescindere dall’età, a maggior ragione se la motivazione sia quella di fare ciò che si voglia fare realmente.

Entro in ufficio – senza soldi nel cellulare per avvisare che non sarei potuto essere tra i presenti – saluto tutti e torno fuori. Menate in teoria, ma le attese sanno regalare piacevoli intermezzi. Prendo e vado ad un parco, cartella con disegni e bozzetti appresso con tanto di scorta di penne e matite. Cerco un posto tranquillo – relativamente – ma ci sono bambini che giocano ovunque, con il Sole che spacca le pietre è anche il minimo dopotutto. Decido che va benissimo così ed inizio a rimettere mano ai fogli. L’attesa è lunga e faccio inconsapevolmente a tempo a finirne praticamente un paio, ma non è questo il punto della piccola storia, tutt’altro. Sono i bambini stessi a dirla proprio tutta.

Mentre armeggiavo, sigaretta in bocca, con i materiali via via che il tempo passava iniziavano le visite incuriosite dei “giocherelloni”. Uno alla volta, poi in gruppetti sempre più numerosi. Silenziosi, quasi ad aver paura che facendo qualche rumore quello strano tipo (io) si sarebbe fermato. Non ho mai visto in vita mia un adulto fare la stessa cosa: MAI. Queste visite, brevi ma spontanee, sono state una delle più belle soddisfazioni degli ultimi tempi. Qualcosa di bello proprio perché inaspettato. Mollare tutto – un gioco specialmente – per andare a vedere che cosa stesse facendo un tizio seduto su di una panchina, fermarsi a guardare, sorridere e restarsene lì in silenzio ancora un po’ con i propri amici. Come se fosse – a ragione – la cosa più normale da fare.

Ieri mi è stato chiesto se c’era qualcosa, negli ultimi tempi, di cui fossi veramente soddisfatto. Credo che questo momento sia esattamente al primo posto della mia – stringatissima – classifica personale.
Assolutamente.

 

 

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Enotica 2014

E’ da qualche giorno che non riuscivo a mettermi buono a scrivere due righe, un po’ per impegni vari e – per fortuna – anche per via dell’avvicinarsi del festival dedicato all’eros ed al vino che (per tre anni di fila) mi ha visto tra i “chiamati” a partecipare in veste di artisti: Cin cin! Ora che manca solo una manciata di ore all’inaugurazione di Enotica 2014, e personale annessa, vi racconto un piccolo aneddoto. Quest’evento personalmente sarà un esperimento che – ad oggi – non ho mai provato. Si sente in giro di pittori ed artisti particolarmente gelosi delle proprie scelte, di gusti difficili ed astiosi all’idea di modificare in corsa le cose che si erano pensate con largo anticipo. Bene, questa personale vuole essere per quanto mi riguarda uno strappo netto a questa regola. Un’eccezione.

Le persone sono il fulcro di un evento, ancora prima di quanto vi sia esposto, ed è secondo questo pensiero che.. non è stato il sottoscritto a scegliere le stampe che saranno esposte all’evento. Francamente, ed è una cosa che mi fa impazzire di curiosità se proprio devo dirla tutta, non so neppure quali saranno esposte. Strano? Dipende. Sono abituato all’idea che gli artisti vogliano dare un proprio taglio di lettura – il proprio percorso che dir si voglia – al pubblico. Così facendo si cerca di instaurare un rapporto calcolato all’origine. E’ lo standard, chiunque abbia partecipato ad un qualsiasi allestimento potrà confermarlo. Qui l’idea è esattamente quella di mettere chi espone (in questo caso il sottoscritto) nella posizione di spettatore, ribaltare i ruoli. Volevo – e voglio – vedere in che modo si vedeva il mio lavoro, capire un po’ come potevo essere tradotto e recepito negli occhi di chi guarda.Così è stata l’organizzatrice – colei alla quale devo la mia presenza all’evento – a fare in mia vece tutto l’ambaradan del caso, ha scelto il materiale, luogo, disposizione. Quanto vedrete corrisponderà esattamente a ciò che vedrei io stesso per la prima volta. Una posizione equa, qualcosa che metta un po’ tutti – come giusto – sullo stesso piano.

Non ho idea di come andrà a finire, quali saranno i risultati e quanto ne segua ma, per quanto mi riguarda è già stato un pieno successo. Che dire, auguro a tutti coloro che vedranno la mostra una buona visione e – chiaro – un buon divertimento.

Yes, I can

C’è una forma sottile di tragedia nei ricordi, strisciante se vogliamo. E’ inevitabile visto che, volenti o meno, ci ritroviamo ad essere protagonisti di infiniti film personali con noi stessi protagonisti involontari. Il fatto stesso che non si possa scegliere di far parte della ristretta cerchia di spettatori passivi – anziché l’esatto contrario – fa sì che ci si ritrovi ad immedesimarci nella nostra stessa trasposizione ideale, che si falsi così in toto ciò che andiamo a ripescare nella memoria. Soprattutto con ciò che vorremmo dimenticare. Ed è questa la cosa da uscirci pazzi, abbiamo tutti qualche ricordo che vorremmo eliminare definitivamente dai nostri archivi personali.

Il bello non ha bisogno di essere addolcito, è già di per sé qualcosa in gradi di impreziosire il presente e che – senza bisogno di una richiesta in questo senso – si mette di buona lena per predisporsi al futuro ; ma il brutto.. beh, quello è tutto un altro paio di maniche. In ogni caso si cerchi di metterla diventa quasi impossibile non scritturarci come parte lesa, come vittime di quanto sia accaduto e che si vorrebbe non fosse mai successo. E qui sta il tranello, il meccanismo inceppato che va a fottere allegramente tutto il macchinario del nostro ego. Immedesimarsi nella trasposizione di noi stessi – autoprodotta peraltro – ci porta a rivivere in un ciclo continuo la stessa storia dalla medesima prospettiva. Un brutto digeribile.

Fossimo solo spettatori ci faremmo un quadro più ampio e meno stitico. Criticheremmo di vittimismo quel protagonista sbiadito dal tempo. Ironicamente potremmo quasi schierarci dalla parte di ciò che lo ferisce od opprime. Questo sì, sarebbe un brutto da congestione. Sta tutta lì la fregatura, dovendo portarci dietro un bagaglio indesiderato non sarebbe utile aprirlo per dare un’occhiata al suo contenuto? Indorare la pillola è una reazione sensata per assorbire il colpo e rimettersi in piedi (a volte nemmeno per questo) ma – prima o poi – ci toccherà andare avanti. Forse non credete ai fantasmi, ma io ne vedo in continuazione; no, non gente morta, sarebbe più facile probabilmente. Mi riferisco ai vivi.

Hanno tutti una almeno una valigia di troppo, un’espressione vagamente vuota stampata a fuoco sul volto e sempre forza insufficiente per portare il peso molto a lungo. Tutti attori, tutti protagonisti volontari ma inconsapevoli.  Non ditemi di non averne mai incontrato uno, non ci crederei.

Come dicevo, io, ai fantasmi ci credo. Ai miei di sicuro.